Archivi della categoria ‘In salute’
Quando i bambini fanno cogh, cogh, cogh…
Tosse, catarro, starnuti… eh sì, anche se l’inverno ormai dovrebbe essere agli sgoccioli, per le mamme e i papà si prevede ancora un bel pò di tempo con nasini che colano e sonno disturbato per i colpi di tosse. A casa nostra non passa una notte senza che ci svegliamo perché i piccoli tossiscono e fino ad ora non siamo riusciti a trovare un rimedio efficace per attenuarla. Il pediatra raccomanda di portare pazienza e dice che tutti i piccoli tossiscono in questa stagione e che questo serve a liberare i loro polmoni dal catarro e che un pò di camomilla o latte caldo con miele può dare sollievo.
Se anche voi avete dei pargoli che tossiscono come dei leoni marini dopo una notte brava, forse potete trarre ispirazione, o sollievo, visitando questa pagina.
da tina
C’è connessione tra la voglia di dolci e depressione?
“I bambini che manifestano una forte preferenza per cibi dolci, hanno una possibilità più alta di avere sintomi di depressione.“ Ecco la sentenza di alcuni scienziati del Monell Centre in USA. Il team ha studiato 300 bambini tra i 5 e i 12 anni di età a cui sono stati somministrati 5 bicchieri di acqua con differenti contenuti di zucchero. Quelli tra loro che avevano in famiglia problemi d’alcoolismo e che evidenziavano sintomi depressivi erano anche quelli che prediligevano il sapore più dolce. I bambini in queste categoria tipicamente preferivano il 24% di saccarosio, mentre i bambini senza depressione o problemi di alcoolismo in famiglia, tendevano a preferire il 18% di saccarosio.
La dott.ssa Julie Mennella ha commentato: ‘E’ possibile che alcuni tipi di bambini siano particolarmente attratti da un sapore di dolce intenso per via della loro biologia sottostante.’ Comunque, sottolinea che questo studio non necessariamente significa che un bambino che presto manifesta preferenze per cibi dolci sarà più predisposto a sviluppare l’alcoolismo più tardi nella vita o debba necessariamente soffrire di depressione.
Per leggere l’intero articolo in inglese, andate qui.
da tina
Gli antibiotici, quando prenderli e quando evitare.
“Ancora gli antibiotici?” Ecco l’esclamazione di mia mamma ieri al telefono quando le ho detto che suo nipote più grande di nuovo stava male e che la pediatra gli aveva prescritto gli antibiotici. Lei, la nonna, è molto contraria a somministrare qualsiasi tipo di medicina se non è proprio ma proprio inevitabile. D’altro canto la pediatra ormai me li prescrive per telefono quando chiamo per segnalare l’ennesima influenza. A chi dare retta? Personalmente credo che la giusta misura si trovi nel mezzo, come spesso accade, ma per capirne un po’ di più sull’argomento, ho cercato su internet ed ecco cosa ho trovato:
“Ben il 44% degli italiani utilizza indiscriminatamente gli antibiotici senza considerare che sono inutili contro virus come l’influenza o il raffreddore a meno che non si associno complicanze batteriche che, però, solo il medico è in grado di valutare. In maggioranza, invece, gli italiani assumono antibiotici per bronchiti, faringiti, tonsilliti ed influenza. Tutte affezioni prevalentemente virali, per cui l’antibiotico risulta inutile ed aumenta il fenomeno delle resistenze.”
Se riconosci la situazione e vuoi continuare a leggere, ecco l’intero articolo.
da tina
Cosa fare per aiutare il bambino con le coliche.
Visto che ancora non esiste una spiegazione su quali siano le cause delle coliche, non cè nemmeno un consiglio che funzioni sempre. Comunque, chiedendo alle mie amiche cosa hanno fatto per migliore la situazione, ecco cosa ho scoperto:
• Tanti bambini in preda ai dolori si tranquillizzano se vengono cullati avanti e indietro su una culla, una sedia a dondolo o sulle gambe.
• Alcuni bambini traggono benefici se portati nel ‘marsupio’: il movimento ed il calore del genitore aiuta a calmare il piccolo.
Quando è ora di dare da mangiare ai piccoli, si può provare:
• A far bere il latte più lentamente
• A far fare più frequentemente il ruttino
• A farlo stare seduto diritto mentre mangia
• A cambiare il tipo di latte in polvere se non viene allattato al seno.
I bambini poi, a volte traggono beneficio nell’ascoltare musica o suoni monotoni (tipo l’asciugacapelli o l’aspirapolvere). Alcuni hanno notato che il bebé si tranquillizza se si fa un giro in macchina. Cantare per il bambino poi sembra fare bene sia a lui che ai genitori (che hanno la sensazione di fare qualcosa di utile).
Alla fine,in tanti hanno notato che un massaggio allo stomaco nudo può fare molto bene, alleviando un po’ i dolori e magari aiutandoli a far uscire l’aria. Comunque, quando si effettua questo massaggio é importante farlo in cerchi piccoli da sinistra verso destra (guardando il bambino) poichè è così che è posizionato l’intestino ed è così che stimoli il movimento nella direzione giusta.
da tina
Quando aspettarsi il capoparto?
Quando si parla di capoparte ci si riferisce al primo ciclo mestruale che si verifica dopo il parto. Quando sattamente ritorna il ciclo dipende da donna a donna e se il bambino viene allattato al seno o meno. Nel primo caso, a causa degli alti livelli di prolattina in circolo nel sangue, è possibile che il ciclo non riprenda prima di aver terminato l’allattamento, ma è altrettanto normale avere le mestruazioni più o meno tutti i mesi o più saltuariamente.
Va detto che la comparsa del ciclo non deve essere motivo per smettere di allattare, anche se si può notare una diminuzione del latte o che il bambino si attacca meno volentieri al seno visto che il sapore potrebbe cambiare durante il ciclo per via degli ormoni.
Parlando di capoparto, una cosa va sottolineata, e ciòe che la vecchia credenza di non poter rimanere incinta mentre si allatta e prima di aver avuto le mestruazioni dopo il parto è, appunto, solo una credenza.
Per saperne di più sul capoparto, ovulazione e mestruazioni dopo l’arrivo del nuovo bebé, potete visitare il sito bellybelly.
da tina
Come evitare il raffreddore “da contatto”.
Si sa, l’anno nuovo si inaugura sempre con il trimestre del raffreddore, quando pacchi di klenex figurano regolarmente sulla lista della spesa. Il naso cola, gli occhi lacrimano e diventa impossibile dormire se non con un vasto assortimento di cucini dietro la schiena per cercare di garantire un minimo di passaggio d’aria. Che nervi!
Ma com’è che uno si raffredda anche se esce di casa imbacuccato dai piedi fino alle orecchie, anche se non si mette mai dove c’è corrente d’aria, se evita tutti coloro che starnutiscono e rinuncia alla doccia fredda la mattina? Beh, il fatto è che il fastidioso virus si trasmette anche attraverso superfici piene di germi, come la cornetta del telefono o il carrello della spesa. Fantastico, non è vero? E allora, ci si può proteggere o tanto vale arrendersi subito e prepararsi al peggio?
Trovate le risposte del virologo Fabrizio Pregliasco su come evitare il raffreddore “da contatto” in questa pagina.
da tina
A quando l’introduzione di latticini nella dieta del bebé?
Una delle tematiche molto discusse in questo periodo è quando introdurre latte e latticini nella dieta del bambino. Alcuni sostengono che il latte e derivati non sono per niente indicati per la dieta, mentre altri raccomandano di non somministrarli prima del compimento del primo anno di età. Per i genitori che naturalmente vogliono il meglio per il proprio pargolo, è quasi impossibile capire quale strada intraprendere. Adesso, un’indagine pubblicata nel giornale medico Pediatrics riprende la discussione riguardo il momento adatto per l’introduzione di latte e latticini nella dieta dei bambini piccoli e, al contrario di quanto detto fino ad oggi, sostiene che attendere troppo nella somministrazione potrebbe aumentare il rischio d’allergia. La conclusione si basa su una ricerca che vede coinvolti ca. 25.000 bambini, che sono stati seguiti da quando venivano svezzati fino ai 2 anni di età.
La ricerca, che si focalizzava in modo particolare sulla presenza di sintomi allergici come eczema e dermatite atopica, concludeva che i bambini che non assumevano latticini prima dei nove mesi avevano un rischio
da tina
Come valutare le condizioni generali del bambino malato.
Quando i nostri pargoli si ammalano, i genitori si preoccupano sempre. Ed è giusto che sia così. Ma per fortuna, spesso la situazione non è poi così grave, ed è importante saper distinguere se il bambino è molto malato, malato o se sta solo poco bene. Un bambino che gioca, guarda la TV o ascolta la radio raramente sta davvero male. Se è possibile distrarlo giocando o leggendo un libro è anche un buon segnale. Generalmente si dice che la condizione di salute del bambino è buona quando gioca, beve e si può distrarre, anche se non si sente benissimo.
Quando un bambino sta per ammalarsi, spesso diventa svogliato, piagnucoloso o irrequieto. I piccoli a volte si lamentano di mal d pancia o vomitano, mentre i più grandicelli si lamentano di mal di testa e rifiutano di mangiare o giocare. Quando poi sopraggiunge la febbre, è un’indicazione che c’è in corso un’infezione. In se, la temperatura non ci dice esattamente quanto sta male il bambino, ma è un ‘informazione necessaria e utile.
Tanti bambini rifiutano di mangiare quando non si sentono bene, e anche se fa sempre preoccupare mamma e papà, non è grave finché il bambino beve abbastanza, il che si può anche valutare basandosi su quanta pipì fa al giorno.
Comunque, visto che il buon senso dei genitori a volte viene a mancare quando vedono che i propri pargoli stanno male, può essere utile avere la possibilità di consultare un manuale al riguardo, come questo per esempio, giusto per confermare tutto ciò che di fatto già sappiamo.
da tina
La displasia dell’anca nei bambini.
Quando una donna rimane incinta, inizia un rapido crescendo di analisi e visite mediche. Ciò può essere un tantino fastidioso, sia per il tempo speso ad aspettare nelle varie sale da visita sia per il lato economico, ma cosa non si fa per tutelare la salute del proprio figlio e per essere rassicurata che tutto vada bene? Le visite, comunque, non finiscono con il parto, e si concentrano sul nuovo arrivato che viene sottoposto ad una marea di esami (oculistica, sangue etc).
Una delle visite prescritte del pediatra è un’ecografia dell’anca quando il bambino arriva a circa tre mesi d’età. Questa serve per escludere la presenza di una displasia dell’articolazione, difetto che potrebbe risultare molto invalidante. In se, l’ecografia è un esame che dura pochissimo e non reca nessun dolore al bambino, che può provare al massimo un po’ di fastidio nel rimanere immobile sul fianco per alcuni minuti.
Per saperne di più sul perché è così importante diagnosticare un’eventuale displasia dell’anca il più presto possibile, vi suggerisco di leggere questo articolo.
da tina
Pediatra della mutua o pediatra privata?
Onestamente non credevo che mai sarebbe stato un dilemma per me, visto che sono assolutamente in favore delle strutture pubbliche, ma adesso ho dovuto cambiare idea. E come mai? Semplice: i pediatri privati fanno la visita a domicilio. Vi sembra poco? Beh, dopo aver frequentato lo studio pediatrico della mutua per ben due anni, vi posso assicurare che mi risulta difficile immaginare un posto che pullula di bacilli e batteri più di questo, e ovviamente sempre pieno di bambini malati. Un esempio: l’altra settimana portavo il piccolo con problemi respiratori alla pediatra per farlo vistare, mi ha prescritto un antibiotico e, tre giorni dopo ho dovuto dargli un altro antibiotico (e io sono molto ma molto contraria ad imbottire i bambini con medicine), perché aspettando il nostro turno nella sala d’attesa, ha preso una tonsillite virale…sigh.
Se vi trovate nella stessa situazione e state cercando un pediatra privato, potete effettuare la vostra ricerca qui.
da tina






