Archivi della categoria ‘In salute’

Alimentazione, Consigli amichevoli, In salute

Allarme pasta: quando le muffe insidiano i nostri piccoli

DSC03474-703612.JPGMamme prestate attenzione! I nomi evocano paste per bambini (giostrine, margheritine, stelline, tempestine), il formato è piccolo e talvolta sono confezionate in scatole abbellite con i personaggi dei cartoni animati ma, a dispetto delle suggestioni, in realtà sono paste per adulti. La differenza sta proprio nella materia prima utilizzata, il grano, e più in particolare nel livello di contaminazione da micotossine, pericolose muffe che dal campo possono arrivare fino al piatto dei nostri bambini. Viene superata infatti la soglia minima consentita per l’infanzia che è molto più restrittiva rispetto a quella definita per gli adulti. A lanciare l’allarme è stato Il Salvagente che nel corso di un’inchiesta dedicata proprio alle diverse paste presenti sul mercato, ha analizzato i prodotti di pastifici meno noti, ma anche di marchi molto famosi come Continua a leggere… »

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mag  10
20
alle 05:01
da alena

In salute

La cura del cordone ombelicale.

200278313Le mie amiche di liceo mi prendevano sempre in giro dicendo che avevo due idee fisse: il naso e l’ombelico. Nel senso che guardavo sempre i nasi delle persone e, questo naturalmente non così sovente, l’ombelico.
In effetti, quando ho partorito i miei figli, sono sempre stata molto scrupolosa nella cura dell’ombelico, o meglio del moncone o tralcio ombelicale, cercando di evitare che gli venisse l’ombelico all’infuori (a dire il vero non so se le mie cure avrebbe potuto cambiare qualcosa o erano destinati ad avere ombelichi “a bottone” ma per lo meno ce l’ho messa tutta).
Non mi ha mai dato nessun fastidio dover curare il moncone ombelicale, di certo non avevo paura di far male al fagottino, mentre per esempio a mio marito tutto questo faceva un po’ impressione. A tutti e due i piccolini il tralcio è caduto molto velocemente, al secondo addirittura quando stavamo ancora al reparto maternità e non hanno avuto nessuna infezione, anche se è stato possibile recuperare pezzettini di carne morta dall’ombelico per un bel po’ di tempo dopo (incredibile quanto possa puzzare!).
Per la cura di entrambi, io usavo pulire l’ombelico con un po’ di acqua ossigenata, avvolgendo poi tutto il pancino con garza sterile e, a volte, lasciandogli prendere un po’ di aria, ed ha funzionato bene. Comunque, se doveste avere domande relative alla cura del moncone ombelicale, ecco a voi due siti più che competenti: motherlife e neonatologia-online.

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mag  10
17
alle 05:58
da tina

In salute

La conservazione del cordone ombelicale.

cellule_staminaliistologiaNel 2009 sono stati 1.400 i pazienti con malattie del sangue curati con il trapianto di staminali emopoietiche. Ma sono pochi i cordoni che restano in Italia, perché molte coppie preferiscono affidare a una banca estera la speranza di poter curare i propri figli in caso di necessità. La legge infatti consente la donazione delle cellule ma non la conservazione per se stessi
All’estero si può fare. Per questo chi vuole conservare il cordone ombelicale va principalmente in Svizzera o a San Marino. Perché la legge italiana consente sì di donare le cellule staminali emopoietiche contenute nel sangue del cordone ombelicale, ma vieta di ‘metterle in banca’ per un futuro, eventuale uso personale. Il problema, però, è che questo resta l’obiettivo principale dei genitori italiani.
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mag  10
12
alle 05:56
da tina

Ultimo commento:

di cordone ombelicale il 01/1/70

spero solo che la conservazione del cordone ombelicale sia diffonda sempre più .

In salute

Piede piatto nei bambini.

bare-feetÈ un difetto molto comune, ma spesso transitorio: tutti i bambini nascono con il piede piatto, che rimane fisiologicamente tale fino ai 5-6 anni d’età, quando si forma progressivamente la volta plantare. Non bisogna però confonderlo con condizioni patologiche che possono essere responsabili di diverse deformità del piede, e che è quindi importante individuare precocemente. Per questo è fondamentale rivolgersi ad un centro specializzato, in grado di diagnosticare e trattare nel modo più adeguato tutte le patologie del piede.
“Normalmente è sufficiente una visita ortopedica pediatrica per escludere gravi malattie, ed un controllo ogni 18-24 mesi – spiega il prof. Nicola Portinaro, responsabile dell’Unità Operativa di Neuro-Ortopedia Pediatrica di Humanitas -. Se, alla fine dello sviluppo della volta plantare (tra i 10 ed i 12 anni in genere), il piede non si è corretto, nella maggior parte dei casi si può intervenire chirurgicamente. In Humanitas la correzione del piede piatto di grado molto grave viene effettuata per via mini-invasiva. L’intervento, eseguito in Day Hospital, prevede un’incisione minima, di nemmeno un centimetro, suturata con un punto riassorbibile. La tecnica utilizzata permette di irrobustire l’arcata mediale del piede, e il bambino torna a camminare subito dopo l’operazione”.
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mag  10
3
alle 06:25
da tina

In salute

Quando tutta la famiglia si ammala.

sick-familyBeh, allora sono guai, ed è esattamente ciò che è successo a noi. Per il momento, mi dispiace dirlo, ho la netta impressione che noi – mio marito, i nostri figli e la sottoscritta – ci troviamo in un lungo tunnel nero e per di più così lontani dall’uscita che ancora non si intravede un filo di luce.
Ormai è un mese che siamo sempre malati, mio marito ha passato tre settimane a letto con la bronchite e la febbre, il grande è stato piagnucoloso con la febbre, il piccolo sembrava di dover affogare nel suo proprio catarro e tossiva come martello pneumatico ed io, in piedi con 38,5 di febbre a curare tutti, giorno e notte. Allora, per uno che non ci è mai passato: non potete capire. Per coloro, invece, che si sono già trovati in situazioni simili: complimenti, siete grandi, davvero.
Sarà anche vero che il corpo e la mente si abituano presto a nuove condizioni, perché se qualcuno tre anni fa mi avesse detto di passare 14 giorni con la febbre, 3 ore di sonno – interrotto naturalmente – al giorno ed una casa da mandare avanti, lo avrei considerato pazzo. Ma si fa, è duro ma si fa, e sono sicura che tante mamme ci sono passate.
Adesso, prima che vado a telefonare alla mia di mamma per ringraziarla di tutto quella che ha fatto per me, vi consiglio questo libro che, a quanto pare, conferma quello che già sappiamo: noi mamme abbiamo una marcia in più!.

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apr  10
30
alle 05:57
da tina

In salute

La comunicazione tra genitori.

couple-talking-on-grass-sm1Hai parlato con il tuo partner oggi? Dico, parlare sul serio, non il solito scambiarsi d’informazioni tipo “io compro il latte dopo il lavoro, potresti passare tu in farmacia per la vitamina D?” No, perché credo sia una trappola in cui cadono tante coppie con figli piccoli – noi di certo ci siamo caduti. E lo so che è praticamente impossibile trovare il tempo per parlare insieme, che dopo il lavoro, le faccende di casa, il bagnetto e l’ora della nanna uno arriva a tavola muto per la stanchezza. Vi dirò di più: il momento in cui parlo di più con mio marito è durante il lavoro, e visto che mi riferisco a 2 – 3 sms inviati in tutta fretta, mi sa che quelli non contano come dialogo.
Comunque, voglio essere positiva, voglio credere che si tratta soltanto di un periodo e che tra poco, spero, le cose miglioreranno. E poi ci sono sempre i weekend, dove, anche se presi da una sfilza d’appuntamenti che a volte ci lasciano senza fiato, per lo meno possiamo parlare in macchina.
E’ solo un problema mio? Non credo, e credo anche che è fondamentale ritrovare questo dialogo che non riguarda esclusivamente la sfera dei bambini. Io ho letto qui e qui per trovare qualche spunto.

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apr  10
27
alle 06:00
da tina

In salute

La morte in culla.

sleeping_babyQuando ho partorito il mio primo figlio, una delle mie peggiori paure era che dovesse morire nel sonno. Avevo già letto abbastanza per sapere tutte le contramisure da prendere per diminuire questo rischio ma comunque mi svegliavo spesso di notte per controllare che respirava.
Durante gli ultimi anni si è parlato molto dell’importanza della posizione in cui far dormire il bambino, in modo particolare in relazione a come prevenire la morte in culla. Si parla di ”morte in culla o morte bianca” quando un bambino al di sotto di un anno muore senza che è stato molto malato o abbia avuto un trauma fisico, in altre parole, muore apparentemente senza motivi. La ricerca medica però ha evidenziato che ci sono delle connessioni molto convincenti che indicano un chiaro legame tra la posizione in cui dorme il bambino e la morte bianca e che il rischio diminuisce notevolmente se il bambino viene messo a dormire sulla schiena.
Per saperne di più sulle precauzioni da prendere e su come far dormire meglio vostro figlio, questa e questa pagina possono esservi utili.

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apr  10
26
alle 05:34
da tina

In salute

Due madri un papà.

01-coll-dna-knoll-l“Prodotti per la prima volta embrioni umani dal dna di tre persone diverse per prevenire la trasmissione di malattie genetiche incurabili. La scoperta è di un team di ricercatori britannici.
La notizia, pubblicata su Nature, arriva dall’università di Newcastle. I ricercatori hanno ottenuto i primi embrioni umani con il dna di tre persone, due madri e un padre, in modo da evitare che possano essere trasmesse malattie genetiche ereditate per via materna, attraverso il dna contenuto nelle centraline energetiche delle cellule, i mitocondri. L’équipe è riuscita a eliminare i mitocondri difettosi dei genitori trasferendo il loro dna “ripulito” in un ovocita sano fornito da una donatrice (e in questo ambiente senza rischi ha avuto inizio il processo di fecondazione vero e proprio, con la fusione dei patrimoni genetici dei due genitori). “Siamo in grado di prevenire la trasmissione delle malattie mitocondriali”, dicono i ricercatori. “Abbiamo dimostrato l’efficienza della tecnica”. Il primo bambino con questa tecnica potrebbe essere concepito entro tre anni, spiega il coordinatore della ricerca, Douglass Turnbull. Anche se i dna sono tre, i genitori restano comunque due perché il dna mitocondriale, con appena 37 geni, costituisce una frazione piccolissima, rispetto ai circa 23.000 geni contenuti nel dna del nucleo. “Questa tecnica – dice il genetista italiano Giuseppe Novellio – permetterebbe di avere un figlio sano a una persona portatrice di una malattia terribile, che non ha nessuna possibilità di diagnosi preimpianto”.

Articolo pubblicato su www.city.it..

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apr  10
19
alle 06:04
da tina

In salute

Quando i bambini fanno cogh, cogh, cogh…

CoughTosse, catarro, starnuti… eh sì, anche se l’inverno ormai dovrebbe essere agli sgoccioli, per le mamme e i papà si prevede ancora un bel pò di tempo con nasini che colano e sonno disturbato per i colpi di tosse. A casa nostra non passa una notte senza che ci svegliamo perché i piccoli tossiscono e fino ad ora non siamo riusciti a trovare un rimedio efficace per attenuarla. Il pediatra raccomanda di portare pazienza e dice che tutti i piccoli tossiscono in questa stagione e che questo serve a liberare i loro polmoni dal catarro e che un pò di camomilla o latte caldo con miele può dare sollievo.
Se anche voi avete dei pargoli che tossiscono come dei leoni marini dopo una notte brava, forse potete trarre ispirazione, o sollievo, visitando questa pagina.

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mar  10
12
alle 12:10
da tina

In salute

C’è connessione tra la voglia di dolci e depressione?

candy-makes-kids-mean-238x300“I bambini che manifestano una forte preferenza per cibi dolci, hanno una possibilità più alta di avere sintomi di depressione.“ Ecco la sentenza di alcuni scienziati del Monell Centre in USA. Il team ha studiato 300 bambini tra i 5 e i 12 anni di età a cui sono stati somministrati 5 bicchieri di acqua con differenti contenuti di zucchero. Quelli tra loro che avevano in famiglia problemi d’alcoolismo e che evidenziavano sintomi depressivi erano anche quelli che prediligevano il sapore più dolce. I bambini in queste categoria tipicamente preferivano il 24% di saccarosio, mentre i bambini senza depressione o problemi di alcoolismo in famiglia, tendevano a preferire il 18% di saccarosio.
La dott.ssa Julie Mennella ha commentato: ‘E’ possibile che alcuni tipi di bambini siano particolarmente attratti da un sapore di dolce intenso per via della loro biologia sottostante.’ Comunque, sottolinea che questo studio non necessariamente significa che un bambino che presto manifesta preferenze per cibi dolci sarà più predisposto a sviluppare l’alcoolismo più tardi nella vita o debba necessariamente soffrire di depressione.
Per leggere l’intero articolo in inglese, andate qui.

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mar  10
9
alle 07:16
da tina