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Cominciamo a svezzarlo con lo yogurt
Lo svezzamento è forse il momento più problematico per un bambino. Dopo il quinto o sesto mese di vita, infatti la mamma deve progressivamente eliminare dall’alimentazione del bimbo il latte materno e sostituirlo con altri alimenti.
A questo punto, qual è il miglior modo per rendere piacevole questa fase della vita del vostro bambino?
Lo yogurt potrebbe essere un buon inizio.
Lo yogurt è una fonte importante di calcio e di proteine, che può essere introdotto nella dieta del bambino già dal 6°-7° mese. Infatti, anche se a base di latte vaccino, contiene fermenti lattici che rendono le proteine del latte molto più assimilabili e trasformano il lattosio (lo zucchero del latte) in composti più semplici e quindi più digeribili. Inoltre questi fermenti svolgono un’azione favorevole sulla flora batterica, contribuendo al benessere dell’intestino.
Non deve contenere pezzi di frutta, deve avere una sua consistenza e un gusto adatto alla tenera età del piccolo, evitiamo così yogurt alla fragola, kiwi e ananas.
Ottimi gli yogurt della plasmon, che per andare incontro alle esigenze di tutte le mamme propone yogurt alla banana, mela, albicocca e pesca. New entry della famiglia è lo yogurtino biscotto a base di latte e tutto il gusto del biscotto plasmon.
Sono alimenti preparati con frutta raccolta a mano, da coltivazioni poste in zone selezionate, con latte fresco e grano conservato senza trattamenti.
Lo yogurt contiene tutte le sostanze necessarie e utili per una corretta crescita del bambino come: sali minerali utili per il corretto funzionamento dell’organismo, calcio importante per la formazione di ossa e denti e fibre prebiotiche importanti per il benessere intestinale del bambino.
da marina morelli
Camomilla e melissa per il riposo dei bambini
I nostri pediatri negli ultimi anni consigliano l’utilizzo fin dalle prime settimane di vita del bimbo di camomille e tisane, utili per alleviare possibili colichette, migliorare il riposo del bambino e allungare i tempi della poppata.
Molte mamme temono che il bambino assaporando gusti diversi da quello del latte materno possano poi rifiutarlo. In realtà non è così, basta far variare i sapori al bambino. Ad esempio la Plasmon ha creato una vasta gamma di camomille e tisane a base di melissa, facili da preparare, già in bustine monodose, dolcificate ma non in maniera eccessiva così da rispettare i gusti di ogni bambino e permettere un’aggiunta successiva di zucchero, se necessaria.
Queste camomille contengono estratti di fiori di camomilla, saccarosio, sciroppo di glucosio disidratato e destrosio.
La camomilla è adatta non solo per i bambini, ma anche per tutta la famiglia e soprattutto i prodotti Plasmon vanno incontro alle esigenze sia dei più piccoli che dei più grandi, producendo alimenti testati e igienicamente sicuri.
da marina morelli
Le coliche dei primi tre mesi
Tra i neonati sono frequentissimi, nei primi mesi di vita, episodi di dolore addominale acuto con pianto irritato e inconsolabile, flessione delle cosce sull’addome, pugni chiusi e colorito acceso del volto. Tali crisi possono durare da qualche decina di minuti a 1-2 ore, presentandosi talora più volte al giorno e insorgendo spesso nel pomeriggio o di sera: sono le cosidette coliche dei primi tre mesi o coliche gassose.
Come si fa a differenziare la vera colica dal semplice pianto del bambino?
La colica presenta pianto e irritabilità che durano più di 3 ore al giorno, per almeno 3 giorni a settimana e da almeno 3 settimane.
Eccessivo meteorismo e flautolenza (in circa l’80% dei bambini)
Difficoltà di alimentazione (in circa il 60% dei bambini)
La durata del pianto è mediamente di 40 minuti.
La causa non è univoca. Può trattarsi di eccessiva ingestione di aria durante le poppate troppo precipitose, di meteorismo da eccessiva fermentazione intestinale o di iperattività costituzionale del lattante. Il pediatra provvederà a scoprire le possibili cause e ad escluderne altre. Indagherà sulle modalità di assunzione, la frequente esplusione di gas dall’intestino, i rigurgiti dopo aver mangiato e l’alimentazione della mamma.
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da marina morelli
Non allarmatevi subito se il bambino perde peso
Il calo di peso è fisiologico nei neonati appena nati, a prescindere dal tipo di alimentazione che ricevono, fa parte del normale proceddo di adattamento dell’organismo alla vita fuori dall’ambiente uterino.
Ricordatevi che non è importante quanto mangia il vostro bambino, bensì quanto cresce. Se vi sembra che prenda poco latte, ma in realtà l’aumento di peso è regolare, non dovete pensare che qualcosa stia andando storto. Il bambino potrebbe perdere all’inizio il 10-12% del suo peso alla nascita. A partire dal quarto o quinto giorno la perdita si stabilizza e il neonato comincia a recuperare peso, fino ad arrivare a pesare come il giorno in cui è nato, nel giro di pochi giorni. Infatti il piccolo recupera circa 200 grammi al giorno nella prima settimana, successivamente, dai 3 ai 6 mesi, dovrebbe mettere su circa 150 grammi alla settimana.
Questi dati sono puramente indicativi e se non rispetta questi numeri, ciò che conta e che il suo aumento di peso sia costante nel tempo.
Come capire se il piccolo riceve sufficiente latte materno?
1. Si attacca almeno 7 volte nelle 24 ore
2. Si percepisce il cambiamento di volume del seno dopo l’allattamento
3. Ha un aumento di peso di circa 20 grammi al giorno o comunque almeno 150 grammi a settimana
4. Buon tono muscolare e la pelle appare sana
5. Si può sentire o vedere la deglutizione
da marina morelli
Stelline pollo e verdure
Alzi la mano chi davanti a un barattolino di omogeneizzato non ha mai detto… posso assaggiare? La curiosità di sentire cosa mangiano i bimbi è sempre troppa.
Ieri mi è capitato di vedere una mamma alle prese con la pappina del suo piccolo. Cotta la pastina, ha messo due cucchiai di omogeneizzato nell’acqua di cottura e ha stemperato tutto.
Non ho dubbi che l’intruglio doveva essere buono visto il piacere con cui il piccolo lo ha mangiato. Mi sono chiesta però quanto questo pasto possa a lungo andare essere noioso.
Ho fatto un giro sul sito della Plasmon e ho trovato una ricettina niente male.
Stelline pollo e verdure
Ecco gli ingredienti:
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da marina morelli
Allattare il bimbo al seno non è sempre facile
Se allattare il bambino al seno diventa doloroso, ecco i possibili motivi:
Capezzoli che fanno male
I capezzoli possono fare male quando il bimbo non si attacca bene al seno. Chiedete consiglio all’ostetrica se vedete che il bimbo ha difficoltà a trovare la posizione migliore.
Blocco dei dotti
Su seno potreste notare un nodulo o una macchia rossa. Provate a massaggiare il nodulo mentre allattate.
Mastite
Il latte è convogliato dalle ghiandole al capezzolo dai dotti galattofori. Se questi si occludono possono manifestarsi macchie rosse doloranti. Provate con un panno caldo sulla zona interessata durante la poppata. Se il latte non passa allora si tratta di Mastite. Il disturbo può essere accompagnato da febbre, quindi è meglio consultare il medico. Intanto provate a massagiare mentre lui mangia. Potete provare anche a tirarvi il latte utilizzando un tiralatte. Può essere d’aiuto muovere le braccia all’indietro.
Troppo latte
Può succedere che i seni abbiano troppo latte e si presentano duri e doloranti, così che il bambino fa fatica ad attaccarsi. Provate a tirare un po’ di latte prima della poppata, aiuterà il bimbo ad attaccarsi meglio. Un rimedio delle nonne è quello di inserire nelle coppette del reggiseno delle foglie di cavolo fredde.
da marina morelli
Ci vuole un amico.
Niente può sembrare più devastante per un bambino o un adolescente quando il migliore amico, per un motivo o un altro, decide di interrompere l’amicizia. Ma per tutti coloro che devono gestire bambini che stanno attraversando un momento così (o per i genitori che lo hanno attraversato in precedenza), ci sono buone nuove. Ebbene sì, perché nuove ricerche suggeriscono che queste relazione antagonistiche, per quanto possano essere spiacevoli, spesso possono migliorare lo sviluppo sociale ed emozionale anziché impedirlo. Certo, le relazioni non sono tutte eguali, una cosa è un rivale dentro la classe, altro è se parliamo di un ex amico diventato nemico.
I ricercatori affermano che l’impatto psicologico dipende in gran parte da come reagiscono i ragazzi. “Le amicizie creano un contesto in cui i bambini si sviluppano, ma naturalmente lo stesso contesto è creato da relazioni negative” commenta Maurissa Abecassis, psicologo al Colby-Sawyer College in New Hampshire. “Dovremmo considerare che entrambi i tipi di relazione, per quanto differenti, rappresentano una importante possibilità di crescita.”
Per approfondire questo discorso, vi raccomando di leggere questo articolo.
da tina
L’alimentazione del bambino.
Il mio piccolo più piccolo, che ormai si avvicina al suo primo compleanno, va ancora avanti con le pappe. Uno perché so per certo che non avrà mai e poi mai una dieta così equilibrata come adesso (gli preparo brodo vegetale con carote, pomodori, lattuga, bieda, sedano, zucca, zucchine, fagioli e pisellini con carne, olio, parmigiano e pasta), due, perché non è per niente bravo a mangiare cibi più solidi.
L’avocado va bene, idem la banana, ma già con i biscotti per la prima infanzia abbiamo qualche problema. Sarà che non ha ancora tanti dentini, ma 10 secondi dopo aver morso il biscotto/mela/pera quel che sia, inizia a tossire e sembra strozzarsi, tutto rosso in faccia, prima di sputare o ingoiare il boccone. Suo fratello, a un anno, mangiava il filetto, ma aveva una bocca piena di dentini aguzzi come un pirana, e non avevo scrupoli ad offrirgli di tutto una volta superati i primi canonici mesi. Considerata la situazione, credo che andrò avanti con i miei minestroni, magari cercando qualche altro alimento…insomma per il momento il filetto lo tengo per me.
Se volete sapere di più sull’alimentazione dei bambini, potete leggere qui.
da tina
Lo sviluppo del bambino piccolo.
Durante i primi anni di vita il bambino attraversa uno sviluppo straordinario. Nessun bambino cresce alla stessa maniera e anche tra fratelli ci possono essere grandi differenze. Come genitore é facile comparare, anzi é impossibile non farlo, ma é estremamente importante lasciare che ogni bambino segua i suoi di ritmi e stimolarlo secondo le sue esigenze.
Per esempio, il mio piccolo di nove mesi è un gran pigrone che non si alza, non gattona e di certo non si vuole mettere in piedi, ma in compenso mangia di tutto e di più ed ha una folta cresta di capelli. Il fratello più grande a questa età già gattonava e viveva di latte e formaggini perché non c’era pappa che gli piaceva ed era completamente calvo. Personalmente sono arrivata alla conclusione che bisogna lasciarli stare e non cercare di forzarli troppo a fare cose per cui ancora non sono pronti – tanto, la maggior parte dei bambini camminano quando iniziano la scuola materna, giusto?
Per saperne di più sullo sviluppo del primo anno di vita del bebé, potete trovare informazioni utili qui.
da tina
L’importanza del nome.
Quando una coppia scopre di aspettare un bambino, c’è una questione che va affrontata e che non sempre è senza dolori: la scelta del nome del piccino. Alcune volte, la mamma o il papà ha in mente un nome con cui “da sempre ho voluto chiamare mio figlio”, e altre volte bisogna vedersela con tradizioni familiari per le quali il primo figlio deve chiamarsi come il nonno, il pro-zio o che ne so io.
Nel mio caso, tutti e due hanno ricevuto il nome una volta nati, nel senso che io e mio marito avevamo selezionato tre-quattro nomi ma volevamo vedere il pargoletto prima di scegliere. E questa sembra essere una rarità, visto che tutti in ospedale si sconvolsero nel sentire che lo chiamavamo – in modo affettuoso, si intende – Alien (chi di voi ha visto il film mi capisce).
Comunque, se ancora non avete idea di come chiamare il vostro erede, magari potete trovare ispirazione qui.
da tina





