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L’età dell’indipendenza!
Complimenti! Tuo figlio che ha tra i 3 e i 4 anni sta entrando nella fase dell’indipendenza, ovvero pensa di essere un campione ed al tempo stesso cerca di capire quali sono i suoi limiti. Questo è, se non lo avete già scoperto, un periodo difficile perché se non riesci a fare quello che vorresti e se né mamma né papà capiscono la tua missione, la frustrazione potrebbe essere davvero grande. Quindi arriviamo al dunque: il ruolo fondamentale del genitore.
Allora, ognuno segue la propria metodologia ma io sono convinta che la strada più giusta sia quella della pazienza – oceani di pazienza. Per lo meno, è così che ottengo più risultati con mio figlio che sta per compiere 3 anni. Pazienza, incoraggiamento e complimenti, ovvero la carota e non il bastone. Ma quanto è difficile! A volte non so se sia più difficile per lui o per me. Io cerco di scegliere le mie battaglie ma non è sempre facile essere pedagogica dopo una giornata lunga con una casa sempre esplosa ed un fratellino che piange…
La mia tattica (per il momento) è di prevedere i conflitti così ad esempio, se riconosco dal suo sguardo che sta per iniziare a travasare i bicchieri durante la cena, semplicemente glieli tolgo prima dicendo che il fratellino sicuramente li romperà e quindi è meglio metterli a posto. L’anticipo sembra funzionare così come nel tennis o in altri sport.
Vi trovate in una situazione simile? Provate a vedere, se questa pagina potrebbe andare per voi.
da tina
Le prime decisioni.
Quanto possono decidere i figli? Non è proprio facile rispondere a questa domanda. Naturalmente dipende dell’età, dalla maturità etc., ma resta fermo il fatto che avere la possibilità di poter influenzare la giornata seguendo proprie decisioni è importante per tutti noi, e non di meno per la crescita dei nostri bambini. Con questo non voglio dire che dobbiamo sempre chiedere ai nostri figli se vogliono l’uno o l’altro ma forse dovremmo cercare di ascoltarli di più e cercare di capire cosa è importante per loro.
Per esempio so che il mio primogenito di 2 anni ancora non capisce bene le conseguenza delle proprie scelte e l’altro ieri ho dovuto usare tutte le mie capacità diplomatiche per convincerlo a non indossare i sandaletti per andare al nido. Il fatto che fuori pioveva e che avrebbe sentito freddo ai piedi con i sandaletti proprio non gli entrava in testa. Il compromesso è stato di mettere i sandali nello zaino per indossarli una volta arrivato al nido e lui è uscito da casa contento e cosi anche la mamma, benchè in ritardo di mezz’ora.
Per saperne di più sull’educazione dei bambini, ecco un sito che ho trovato molto interessante.
da tina
L’importanza dell’età.
Fino ad ora, ci si è sempre focalizzati su come donne non più giovanissime possano correre più rischi rispetto alle mamme giovani di partorire un bambino affetto da handicap. Tutti i libri sulla gravidanza includono una scheda dove si può leggere di quanto sale ogni anno la percentuale di rischio di avere un bambino affetto dalla sindrome di Down.
Per quanto riguarda l’età dei futuri papà, invece, non se ne è sentito molto parlare. Adesso, però, l’attenzione dei ricercatori si rivolta verso i maschi, e si iniziano a pubblicare primi articoli dedicati alle conseguenze del rimandare troppo a lungo la paternità. Una di queste pubblicazioni evidenziano come bambini nati da papà con qualche anno in più corrono un rischio maggiore di diventare maniaco-depressivi rispetto al resto della popolazione. Ricerche precedenti hanno già dimostrato come i bambini nati da papà maturi hanno un rischio maggiore di sviluppare autismo e schizofrenia, ma adesso gli scienziati dell’Istituto Svedese per l’ Epidemiologia, la Karolinska Institut, hanno dimostrato la connessione con la mania- depressione.
Già a partire dal trentesimo anno di età, il rischio per l’uomo di concepire bambini che diventeranno maniaco-depressivi aumenta. Quando il papà arriva al 55° compleanno, l’indagine evidenzia come il rischio per i suoi futuri bambini sia aumentato del 37% quando la percentuale della popolazione totale che soffre di sindromi maniaco depressive sia dell’ 1-2%.
Per saperne di più sull’argomento, ho letto un testo preso dal “Oxford Journals”.
da tina
Parti prematuri: fenomeno in aumento nei paesi industrializzati
Nascono sempre più bambini prematuri. Nei paesi industrializzati si registra un trend del 20% in più. Colpa dell’aumento dell’età media del parto, dell’obesità, dello stress a cui sono sottoposte le future mamme, secondo la dottoressa Kei Lui che a Sidney in Australia dirige l’unità di terapia intensiva neonatale del Royal Hospital for Women. Anche in Italia sono 50 mila i bambini pretermine (prima della 38esima settimana) nati ogni anno. Un numero che si potrebbe ridurre se le mamme Continua a leggere… »
da alena





