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Partorire a casa.
Qualche tempo fa, parlando con una ginecologa con tanti anni d’esperienza, il discorso è virato sul parto a casa. Lei sosteneva che per una donna sana che aspetta un bambino sano è tanto sicuro partorire in casa come in ospedale. Commentava come potrebbe essere una grande gioia per la donna partorire in un luogo familiare e come la mancanza di punti di riferimento conosciuti in un ospedale potrebbe portare ad una diminuzione nella produzione di ormoni con la conseguenza di un parto più lungo e doloroso. Personalmente ho avuto due parti indotti e alquanto complicati, e, qualora decidessi di avere il terzo figlio, il parto nelle mura di casa non la vedo come un’opzione, ma confesso che trovo la possibilità molto allettante. Per chi trova tale alternativa più che interessante, e per chi ha coraggio – che è quello ci vuole secondo me – un sito interessante potrebbe essere questo o questo.
da tina
Partorire in acqua in mezzo ai delfini

Non è una stranezza di qualche ginecologo strambo o di una mamma in cerca di emozioni. E’ un modo “dolce” per partorire.
La nuova sensibilità per le necessità della partoriente e del nascituro, hanno pemesso di sviluppare questa metodologia che ha trovato origine dalle esperienze del medico russo Igor Tjarkowskij.
Successivamente in Francia, grazie all’apporto del medico Michel Odent, il parto in acqua ha avuto la possibilità di trasformarsi da fenomeno “originale” a metodica scientifica.L’immersione in acqua calda, permette il rilassamento della muscolatura e la produzione di endorfine: sostanze naturali con effetto analgesico e miorilassante.
Oggi il parto in acqua è una pratica consolidata in molti ospedali europei. Anche in Italia la “tecnica” si sta capillarmente diffondendo grazie all’esperienza ed alle ricerche effettuate su migliaia di parti in questi ultimi dieci anni.
Come si vede dall’elenco degli ospedali attrezzati, le strutture idonee al parto in acqua (con foto e indirizzi) sono distribuite prevalentemente nel centro-nord Italia.
Dopo il continua, un video straordinario sul parto in acqua con i delfini.
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da daddy
Ultimo commento:
di rossana il 01/1/70
Quando la gravidanza si protrae
Il tempo che passa della fecondazione dell’ovulo fino al parto, normalmente è stimato in circa 9 mesi o, più precisamente, 40 settimane. Alla fine, però, sono pochi i bebé che decidono d’arrivare proprio il giorno prestabilito, e, a chi capita di superare la data presunta del parto, l’attesa sembra non finire mai. Circa l’80% delle nascite avviene tra la 37esima e la 41esima settimana compiuta, 10% arrivano in anticipo ed il restante 10% prosegue oltre tale età gestionale. Mentre è facile immaginarsi che partorire troppo presto possa avere delle conseguenze molto serie per il nascituro, non è nemmeno un bene superare di molto il tempo stabilito, visto che aumenta il rischio di mortalità e morbilità perinatali.
Per saperne di più su questo argomento, potete visitare il sito dell’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani.
da tina
La vitamina D
L’ultima raccomandazione prima di tornare a casa dopo il parto era: e ricordatevi di somministrare al bebè la vitamina D, due volte al giorno per tre mesi. Okay, facile. Allora ero molto più ingenua di adesso e pensavo che se i medici mi dicevano una cosa, allora era così, fine della storia. Una settimana dopo, però, sono andata dal pediatra dello stesso ospedale che mi ha detto: mi raccomando, le gocce di vitamina D fino a un anno. Poi, dopo un po’, vado dalla pediatra della mutua per i controlli obbligatori, e lei mi dice: le gocce di vitamina D vanno bene durante
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da tina
A quando un fratellino?
Guida genitori
Appena dopo aver partorito, e ancora con i ricordi di aghi e dolori atroci ben impresso nella mente, ho scoperto una cosa sorprendente: la gente che mi veniva a trovare, dopo aver cantato le lodi al batuffolo rosa attaccato al seno e dopo avermi sentito raccontare del parto (alquanto doloroso, grazie mille), mi dicevano “Allora, quando pensate di fare una sorellina o un fratellino?”
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da tina





